Donald Tusk ha commentato la fuga di registrazioni delle conversazioni del ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó con l’omologo russo Sergej Lavrov. Secondo il premier polacco, lui e il primo ministro Viktor Orbán non fanno più parte dell’Europa da tempo.
Ieri sono stati resi pubblici i risultati di un’inchiesta condotta da un consorzio che include VSquare e The Insider. Essi indicano che l’Ungheria ha fatto pressioni per la revoca delle sanzioni contro gli oligarchi russi e si è opposta a ulteriori misure contro la cosiddetta “flotta ombra” russa, ossia petroliere che trasportano petrolio.
È stato pubblicato il resoconto delle conversazioni tra Péter Szijjártó, il ministro degli Esteri russo Lavrov e il vice ministro dell’Energia Pavel Sorokin.
Dalle registrazioni emerge che Szijjártó ha raccontato a Lavrov, tra le altre cose, di una discussione con il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis. Ha riferito delle controversie sul finanziamento della guerra attraverso le materie prime russe. Il ministro lituano ha poi confermato che tale conversazione ha effettivamente avuto luogo e ha suggerito che la Russia abbia una “talpa” nelle riunioni dell’Unione europea e della NATO.
Le registrazioni delle conversazioni con Sorokin mostrano invece che Szijjártó ha cercato di bloccare un pacchetto di sanzioni contro le petroliere russe note come “flotta ombra”. Ha tentato di ottenere la rimozione di banche russe dalle liste sanzionatorie, ha informato i russi sull’andamento dei negoziati sulle sanzioni nell’UE e ha dichiarato di essere riuscito a far rimuovere 72 organizzazioni su 128 dalle liste.
Tusk: l’Ungheria resta in Europa, Orbán e Szijjártó no
Il primo ministro Donald Tusk ha commentato l’inchiesta giornalistica. “L’Ungheria è e resterà parte dell’Unione europea”, ha assicurato in un messaggio pubblicato in inglese sulla piattaforma X. Szijjártó e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, invece, “hanno lasciato l’Europa da tempo”, ha aggiunto il capo del governo polacco.
Tusk aveva già scritto in precedenza su X che le notizie secondo cui l’Ungheria avrebbe condiviso con il Cremlino informazioni sullo svolgimento delle riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio dell’Unione europea non dovrebbero sorprendere nessuno.
“Da tempo avevamo dei sospetti”, ha ammesso, aggiungendo che proprio per questo motivo lui stesso interviene al Consiglio europeo “solo quando è assolutamente necessario” e dice “solo ciò che serve”.
Una settimana fa si era anche riferito alla conferma da parte di Szijjártó di aver mantenuto contatti regolari con Lavrov e di aver discusso con lui le decisioni adottate dall’Unione europea.
“Il ministro degli Esteri di Orbán ha confermato di aver informato sistematicamente Mosca su ciò di cui i leader dell’UE discutevano a porte chiuse. Che vergogna”, ha dichiarato.
Szijjártó: “ottimo lavoro!”
Szijjártó, che ricopre la carica di ministro degli Esteri nel governo Orbán dal 2014, non sembra tuttavia preoccuparsi dei risultati dell’inchiesta giornalistica.
In un post su Facebook ha spiegato che coordina regolarmente le sue azioni con diversi ministri degli Esteri di Paesi extra-UE “su questioni legate alle sanzioni” e che, pertanto, i risultati dell’indagine sono “incompleti”.
“Hanno fatto un’altra grande scoperta. Hanno dimostrato che dico pubblicamente le stesse cose che dico al telefono. Ottimo lavoro!”, ha scritto, riferendosi ai giornalisti investigativi. Ha anche affermato che è noto da tempo che i servizi di intelligence stranieri intercettano le sue conversazioni telefoniche.
“Dico da quattro anni che la politica delle sanzioni è un fallimento, che danneggia più l’Unione europea che la Russia”, ha scritto Szijjártó, aggiungendo che “l’Ungheria non accetterà mai sanzioni contro persone o aziende importanti per la nostra sicurezza energetica o per il raggiungimento della pace”.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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